Vincere gli attacchi di panico?

di Pietro Spagnulo

Alcuni giorni fa ho visto un piccolo depliant intitolato: "combattere gli attacchi di panico". Il depliant promuoveva un corso destinato a "vincere" gli attacchi di panico.
Non conosco il trainer di questo corso e pertanto non ho nulla da dire sul suo conto.
Ma il titolo parte proprio male.
Come questo depliant, in tanti anni ho visto libri, corsi, promesse di ogni genere basate sull'idea di una lotta contro l'ansia o sulla promessa del suo annullamento.
Che si tratti di combattere, vincere o sterminare gli attacchi di panico c'è qualcosa di veramente importante che bisogna considerare.
Tutti questi termini hanno in comune l'idea che si debba ingaggiare una lotta tra la persona che soffre di attacchi di panico e gli attacchi di panico e che questa lotta debba essere vinta dalla persona.
Sembra tutto logico, vero?
E invece è tutto sbagliato.
Chi soffre di attacchi di panico è già in lotta con gli attacchi di panico. Anzi, è talmente indaffarato in questa competizione da trascurare a volte il resto della sua vita.
Senza aver bisogno di alcun suggerimento, chi soffre di disturbo di panico tende già per suo conto a considerare gli attacchi di panico come il suo più grande problema che deve essere sconfitto in qualche modo. E dal momento che gli attacchi di panico non sono altro che esagerazioni di ansia, chi soffre di disturbo di panico considera anche l'ansia una nemica da sconfiggere. E dal momento che l'ansia è una componente di tanti aspetti della vita, chi soffre di disturbo di panico tende a considerare nemici tanti aspetti della vita. E quindi evita di andare qui, di andare là, di fare questo, di fare quello.
Questa è la visione di chi soffre del disturbo.
Qual è, invece, la visione di chi ne è uscito con un buon percorso personale?
Completamente diversa.
Chi ha superato il problema non percepisce più l'ansia come una nemica, ma come un segnale. Chi ha superato il problema del panico non teme più l'ansia, ma ha appreso a gestirla.
E "gestire" è cosa affatto diversa da "combattere".
Chi ha superato il problema non passa il suo tempo a evitare a tutti i costi l'ansia, ma la riconosce, l'accoglie e la gestisce. Esattamente come tutte le persone che non hanno mai sofferto di questo disturbo.
Chi ha superato il problema ha capito che non è l'ansia il problema, ma il modo di interpretarla: l'idea che avere ansia sia la più terribile delle catastrofi.
Ma se avere ansia è una catastrofe, si è già in ansia all'idea di avere ansia.
È questo il problema del panico. La cosiddetta paura della paura.
I percorsi psicoterapeutici efficaci per il Disturbo di panico - come la terapia cognitivo comportamentale, soprattutto quella cosiddetta di terza generazione - hanno in comune una progressiva familiarizzazione con le emozioni e in particolare con l'ansia e la tensione in modo da superare le idee catastrofiche che sono associate all'ansia, di cui le più tipiche sono la paura di morire, di svenire, di avere un grave malore, di perdere il controllo o di impazzire.
Alcune persone sono terrorizzate inoltre dall'idea di mostrare agli altri disagio, tensione, malessere.
Insomma è il circolo vizioso del panico.
Allora, invece di promettere lotte furibonde contro l'ansia nemica, invece di promettere l'annullamento dell'ansia, non è meglio invitare a un rapporto più sano con le proprie emozioni?
Per questa ragione ho intitolato il mio libro di auto-aiuto sul panico: Liberi dal panico. Perché se il rapporto con le emozioni, e dunque con l'ansia, è un rapporto più aperto e sano, fatto di confidenza, conoscenza e gestione flessibile, non è una lotta, ma una condizione di libertà.

Vedi anche la guida su Ansia e panico