Essere benevolenti

di Pietro Spagnulo

Il disagio personale è sempre un segno di un rapporto difficile con se stessi.
Gran parte del lavoro personale che si svolge con una buona psicoterapia consiste nel passare da una condizione di ospiti del nostro corpo, dei nostri pensieri, delle nostre sensazioni e della nostra storia personale, ad una condizione in cui siamo noi ad ospitarli benevolmente.
A cosa serve prendersela con ciò che proviamo? L'unico risultato di questo atteggiamento è un'amplificazione del disagio.
In questo modo ci precludiamo una via di uscita.
Meglio è aprirsi alla nostra esperienza. Provare ad accoglierla come una parte di noi stessi.
Noi non siamo il nostro disagio. Ma rischiamo di diventarlo se il nostro unico scopo diventa quello di sbarazzarcene come se non ci appartenesse.
Il nostro compito più nobile e sano è creare spazio per noi stessi. Creare uno spazio in cui noi possiamo muoverci più liberamente, conoscere e superare.
Facciamo un esempio.
Se in certe circostanze provo ansia, potrei iniziare a sviluppare un rifiuto di questa emozione e potrei iniziare a pensare di non essere una persona adeguata perché in quelle circostanze "non dovrei" provare ansia. La prima conseguenza di questo atteggiamento è che all'ansia si aggiunge il disagio di provare ansia. Un'altra conseguenza è la maggiore probabilità di assumere un atteggiamento rinunciatario nei confronti della realtà, proprio per evitare l'ansia.
Ecco che si realizza una tipica situazione problematica: da un lato il rifiuto della propria esperienza interiore, dall'altro la rinuncia a impegnarsi nella realtà.
Per superare il problema, bisogna fare esattamente l'opposto.
È innanzitutto importante accogliere l'ansia come un evento mentale che emerge in certe situazioni, eventualmente provando a esplorare questa emozione e i suoi pensieri.
Solo in questo modo si può scorgere nella propria ansia qualcosa che riguarda la propria storia personale, il ripetersi di alcuni pensieri e preoccupazioni.
Allo stesso tempo si può iniziare a mettere realmente in discussione i comportamenti di evitamento o di fuga e dunque sperimentare nuove condizioni che possono aiutare a superare il problema.
Lo stesso può accadere per la depressione, la rabbia, o il senso di vuoto.
Accogliere benevolmente le proprie emozioni e impegnarsi nella realtà sono i passi fondamentali della salute e sono alla base degli approcci più avanzati della terapia cognitivo comportamentale, perciò detti di terza generazione.